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  • Immagine del redattoreDott.ssa Chiara Zioli

ESSERE BAMBINI E ADOLESCENTI AL TEMPO DEL COVID-19

Aggiornamento: 19 gen

La sveglia suona, ma non c’è fretta, basta accendere il computer e la scuola come per magia arriva a casa nostra!

Ma ce le ricordiamo ancora le nostre routine prima della pandemia? La preparazione dello zaino, l’attenzione al proprio look, le corse per non fare tardi…

A casa poi non ci sono i compagni, manca la complicità tra i banchi di scuola, stare attenti alle lezioni è più difficile e distrarsi invece è facilissimo.

Com’è cambiata la vita dei nostri ragazzi da marzo 2020 ad oggi?

Gli studi per accertare il vero effetto della pandemia su di loro sono ancora in corso d’opera, soprattutto perché ancora oggi ci troviamo immersi nel problema, ma è senz’altro tangibile l’effetto che tutti questi cambiamenti hanno avuto su bambini e adolescenti.

Ragazzi che hanno perduto i propri spazi sociali, disturbi d’ansia…tanta ansia, e ancora noia, solitudine, preoccupazione per i propri cari, disorientamento, spaesamento, paura.

Questi sono solo alcuni dei vissuti e delle emozioni che appartengono a questo periodo e che soprattutto per i più piccoli può essere difficile esprimere, tirare fuori. Un brusco cambiamento nell’ambiente di apprendimento e le limitate interazioni e attività sociali hanno generato una situazione insolita per lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei più giovani.

Tra i diversi fattori responsabili dell’effetto che la pandemia esercita sullo sviluppo possiamo citare:


· Il distanziamento sociale

Non avere contatti fisici, reali ci priva di esperienze emotive fondamentali. Negli adolescenti e preadolescenti, che vivono un’età in cui l’inclusione e l’accettazione nel gruppo dei pari è un obiettivo essenziale da raggiungere, la chiusura forzata può aggravare quel senso di solitudine piuttosto frequente in questa fase dello sviluppo. Aumenta la propensione all’isolamento e quindi il rinchiudersi in camera e passare ore su internet, riducendo interazioni e comunicazioni reali. La mancanza di contatti fisici con i pari finisce per trasformarsi in un fattore di rischio per conflitti in famiglia.


· La mancanza di routine

La routine è un meccanismo importante che permette ai giovani di organizzarsi, e lo sconvolgimento di tali abitudini può creare irrequietezza, nell’attesa che il loro “ordine” venga ripristinato. Con le scuole chiuse, i giovani perdono un punto di riferimento e il loro senso di identità potrebbe vacillare. Inoltre, la precarietà e l’incertezza dei provvedimenti presi richiede grandi capacità di adattamento.


· Ansie e paure dei genitori

L’ansia di un genitore, le preoccupazioni, le paure all’interno di una famiglia raggiungono inevitabilmente tutti i loro componenti. Questo vale in questo periodo di quarantena, così come per qualsiasi altra situazione.

Per questo provare a nascondere una tensione non fa altro che aumentare il senso di ansia, rafforzando l’idea che “di questo argomento non se ne può parlare”. Questo comportamento da parte degli adulti può divenire nocivo per i bambini, basti pensare che i giovani con informazioni inadeguate sul motivo per cui sono state adottate misure di quarantena sono risultati più ansiosi.

COSA POSSIAMO FARE QUINDI?

Scuola e famiglia rappresentano le principali agenzie educative, e sarebbe auspicabile potessero collaborare insieme per garantire lo sviluppo, non sono cognitivo, ma anche affettivo, migliore possibile per i nostri bambini.

Di seguito alcuni piccoli accorgimenti che possono essere presi nei confronti dei più piccoli.


---> Le informazioni da dare: poche ma buone

I media bombardano continuamente le nostre vite di informazioni relative al covid-19. Lavorando a scuola ho parlato con un bambino che mi ha raccontato di aver pensato per la prima volta alla morte proprio in questo periodo, e di come questo impatto così brusco e diretto con questa nuova tematica lo abbia scosso e preoccupato.

D’altro canto però è vero anche che la conoscenza riduce l’ansia e aumenta la resilienza: i bambini hanno bisogno di informazioni oneste su ciò che accade intorno a loro poiché quando queste informazioni sono assenti cercano di dare un senso alla situazione da soli.

Diventa quindi importante trovare una giusta via di mezzo tra questi due bisogni, esponendo i bambini a poche ma corrette informazioni attraverso diverse fonti, come il telegiornale della sera, parlando con loro delle notizie ed eventualmente facendo da filtro.


---> Parliamo di come ci sentiamo

Pensiamo spesso che parlare delle nostre emozioni possa renderci fragili, vulnerabili. In realtà poter esprimere come ci sentiamo spesso può dimostrarsi liberatorio, può essere il primo passo per ricevere un aiuto, può aiutarci a sentirci compresi, ascoltati.

Questo è vero tanto per gli adulti, quanto per i bambini.

Diventa fondamentale quindi ascoltare i bambini e favorire la meta-comunicazione emozionale: parliamo di come ci sentiamo! Parlare della tristezza e della paura, poter dare voce a delle emozioni spiacevoli aiuta a poterle normalizzare, a renderle più comprensibili e meno spaventose.


---> Ascolto e spiegazioni

Ascoltare ciò che i bambini credono rispetto della trasmissione COVID-19 è essenziale, e fornire loro una spiegazione accurata e significativa farà sì che non si sentano inutilmente spaventati o colpevoli. Questo può essere importante anche per sostenere i giovani che affrontano un lutto, questioni legate ai problemi lavorativi dei genitori o a problemi economici familiari.


---> Ricreare routine e fare esercizio fisico

Ricreare delle abitudini può aiutare a trovare un senso a quello che si fa, anche in un periodo così particolare, in cui il tempo sembra scorrere via troppo velocemente.

L’attività fisica inoltre, anche solo per pochi minuti, modifica i neurotrasmettitori nel cervello e può avere un enorme impatto sulla capacità di regolazione delle emozioni

Inoltre gli esercizi preparano il cervello a concentrarsi maggiormente e ad imparare. Possono essere fatti al mattino, prima delle lezioni, oppure al pomeriggio prima dei compiti a casa, o nei momenti in cui il bambino ha bisogno di decomprimersi.


---> E infine, mantenere un pensiero positivo

Ricordarsi e ricordare ai propri bambini che questa non è la nostra normalità, che questo periodo passerà e che prima o poi arriverà quel momento in cui trovando nella tasca di un vecchio cappotto una mascherina, sorrideremo all’idea che la pandemia sarà solo un ricordo.


Per maggiori informazioni, domande o approfondimenti sul tema, potete contattarmi privatamente.



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